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titolo: la montagna per tutti
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I MIEI RACCONTI DI MONTAGNA:
"Volo o realtà ?"
di carlo gozzi

Lo zaino in terra, il telefonino posato sopra, e la suoneria che rompe il silenzio.
Un sussulto: "cavoli la sveglia, è già un po’ che suona. Prepariamoci, che la colazione ci aspetta!"
Con un balzo sono giù dalla branda e corro alla finestra: una giornata di sole spettacolare, davanti a me il gruppo della Castello Provenzale avvolta dal cielo azzurro. Il rifugio è praticamente vuoto: una stanza, occupata ieri sera tardi, solo per me e Paolo.

vista sulla rocca castello I preparativi sono tranquilli, senza frenesia, tanto la giornata a disposizione è lunga. Da lì a poco più di un’ora siamo all’attaco della Balzola, sul versante Est della Rocca Castello. Il sole caldo si fa già sentire.
"sarà meglio che mi metta un po’ di crema, altrimenti stasera mi ritrovo il solito collo a mò di aragosta!"

Avevamo già provato la via qualche anno fa: non era poi molto che si arrampicava e, sommato al fatto che entrambi non si era in buona forma, al primo tiro abbiamo dovuto desistere.
Decido di partire da primo: cavoli, la sfida di quel passaggio che all’epoca mi ha costretto ad abbandonare mi attira. E poi nel frattempo avrò pur avuto qualche miglioramento!

Inizio ad arrampicare: i movimenti sono un po’ contratti, ma la testa è lucida e tranquilla. Trovo il primo chiodo a pochi metri: metto un rinvio, passo la corda e procedo. Ripeto il gesto al chiodo successivo ed arrivo laddove ero stato respinto. Alla fine nulla di particolare: un passaggino di IV+ in traverso ad aggirare uno strapiombo … mi piego leggermente su me stesso, allungo il piede destro e in un attimo sono fuori.


"Bravo carlo !"
Eh, anche paolo si ricorda bene !

Procedo in un diedro dove non trovo nessuna protezione: sistemo un friends nella fessura … poi un altro … e continuo ad arrampicare.
"Certo che non sto salendo in maniera dinamica: ogni tre movimenti mi fermo a riflettere... Toh, guarda, un friends lasciato in parete! E io ci metto un rinvio, già che c’è …"

Sento altre voci più in basso: quattro ragazzi stanno risalendo il sentiero che porta alla base della parete … Ma il mio sguardo si porta velocemente all’ultimo rinvio che ho messo e lo vedo già distante …
"La protezione è un pò bassa .. Ma sto salendo in diagonale verso la sosta che non è poi così lontana … Ma sì: da qui al terrazzino è max IV, cosa sto a perder tempo a mettere protezioni !"
Mi alzo ancora un paio di metri, vado lateralmente con la gamba sinistra e … "Cavoli ! mi stanno scivolando le dita dall’appiglio !"
Il corpo è ormai fuori equilibrio e mi rendo conto che sto per cadere.
Come al solito, in questi casi, è l’istinto a dare l’avviso al compagno: "TIENIMI!!"
il piede destro resta agganciato a qualche cosa: mi sento ruotare e in un attimo mi trovo a testa in giù, vedo la parete che si avvicina … chiudo gli occhi ……

Quante volte, in passato, mi è capitato di esclamare: “tienimi” …
ma pronunciare l’ultima sillaba coincideva col sentir la corda andare in tiro: uno piccolo strattone ai fianchi e la punta delle scarpette tornavano a toccare la parete rocciosa.

Ma questa volta … qualche cosa è diverso dal solito.
Il rumore dell’aria aumenta di intensità.
La parete scorre veloce davanti agli occhi.
Il friends: noto per un istante l’ultimo friends, quello che ho trovato in parete, mi passa davanti agli occhi e lo saluto con un lampo di pensiero.
Ancora la roccia che viaggia davanti agli occhi, sempre più velocemente, e si avvicina sempre più.
Chiudo gli occhi, per un istante quasi eterno, e d’improvviso la sensazione di bruciore sulla punta del naso ed in contemporanea il rumore del caschetto che sfrigola contro la roccia …… un colpo deciso, forte, e l’arresto …

"come stai ?!?!"

Riapro gli occhi, mentre sono ancora a testa in giù, e con un colpo di reni mi riporto diritto.
Guardo in alto ma non riesco a capire a che punto mi trovo …
"bho … sì, bene … mi pare tutto ok!"

Mi faccio calare e finalmente con i piedi tocco in terra.
"Il naso … Mi brucia la punta del naso …"

"Sì – mi risponde Paolo – hai un taglietto sul naso"

"Quanti …… Che volo ho fatto ? … Quanti metri erano ? …"

Intanto sento un bruciore anche alle gambe, dove noto qualche escoriazione, e camminando percepisco anche un fastidio all’inguine.
"Mi dispiace ma … credo che oggi non arrampicherò più: se vuoi ti faccio sicura. Se vuoi provare a fare il primo tiro …"

"heeee … saranno stati più o meno 16 metri … non saprei … Comunque non ti preoccupare: fumati una sigaretta che poi torniamo alla macchina. La via la faremo un’altra volta, tanto la rocca è sempre lì !"

Metto lo zaino in terra, mi tolgo le scarpette e mi siedo sull’erba … intanto tiro fuori dallo zaino alcune cose in maniera disordinata, quasi meccanicamente: senza che mi servisse nulla di preciso.

Gli altri ragazzi che avevo notato prima erano intanto giunti all’attacco della via: uno si vuol sincerare delle mie condizioni mentre un altro mi parla:
"porca miseria, mi sono fermato lì sotto a pisciare … ti ho visto volare giù e mi son detto: io resto a pisciare qui tutto il giorno !"
Rido per la battuta ma mi sento un po’ scosso.

Fumo nervosamente una sigaretta, seduto sull’erba, mentre osservo Paolo che studia la parete e gli altri quattro che eseguono silenziosamente i soliti gesti che precedono l'arrampicata. Alzo anch'io lo sguardo verso la parete, ma la mia attenzione viene subito attirata da qualcos'altro:
Lo zaino in terra, il telefonino posato sopra, e la suoneria che rompe il silenzio.
Un sussulto: "cavoli la sveglia, è già un po’ che suona. Prepariamoci, che la colazione ci aspetta!"



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