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Dougal Haston - La Filosofia del Rischio
Jeff Connor
Versante Sud, 2008


copertina
Dougal Haston rappresenta una delle figure più carismatiche e controverse dell'alpinismo.
I suoi eccessi - dalle feste dedite all'alcool alle grandi imprese sulle maggiori cime del mondo, che hanno sicuramente ispirato molte generazioni di arrampicatori - e la sua carriera vengono tracciati dall'autore che in qualche modo prova anche a fornire una plausibile risposta a chi si chiede cosa spinga l'uomo a rischiare la vita in montagna.

"... il vino rosso" - ricorda la moglie Annie - "era il nostro pane, ma quando una spedizione era alle porte allora le cose si facevano serie. Si concentrava completamente sul viaggio successivo".
Forse è la frase che, meglio di altre, fornisce una chiara idea di come Dougal Haston abbia voluto vivere gli estremi.

Ma dopo grandi imprese, l'ultima sul McKinley, il suo carattere trovò un'altra dimensione: "sembrava tranquillo, molto tranquillo. Non so se fosse Ariane" - sua compagna dopo la separazione con la moglie - "i successi alpinistici o la scuola, ma improvvisamente sembrava non esserci pressione su di lui." così lo ricorda Eley Moriarty, al quale aveva accennato l'idea di scrivere un romanzo.

Aveva appena terminato il suo manoscritto - pubblicato postumo con il titolo "Rischio calcolato" - quando per ironia della sorte decise di sfidare l'allarme valanghe, scendendo con gli sci da La Riondaz: una parete già osservata l'estate precedente.
Fu proprio una valanga, nel gennaio del 1977, a togliere la vita al 37enne Dougal.

Sicuramente ricco di significato il suo breve post-scriptum alla "Agenda propositi futuri", pianificazione delle attività previste per l'anno appena iniziato, : "... Sembra essere un bel programma denso per tutto l'anno, se tutto va bene. C'è qualche ragione perchè non lo sia?".



Per ulteriori dettagli:
www.versantesud.it

Recensione di: Carlo Gozzi



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