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Tomaz Humar - Prigioniero del ghiaccio
Bernadette McDonald



copertina
Agosto 2005, Tomaz Humar è impegnato nel tentativo di aprire una nuova via, in solitaria, sul versante Rupal del Nanga Parbat.
Il maltempo e le continue valanghe lo costringono per sei giorni in una stretta gengia, a quota 5900 m.
Senza cibo e poco carburante per poter sciogliere la neve, l'unica via di uscita è un'improbabile quanto unico soccorso con gli elicotteri.
L'evento riscosse un'attenzione particolare dai media, anche per il taglio pubblicitario che lo stesso Tomaz volle dare a quel tentativo di salita: il campo base era stato allestito sin dall'inizio per dare costanti aggiornamenti, sia sul sito web dell'alpinista, sia trasmettendo cronache tramite una giornalista.
In quei giorni, e nei mesi successivi, scaturirono non poche polemiche da parte del mondo dell'alpinismo, legate alla pubblcità voluta da Humar e al soccorso che da molti fu considerato deplorevole per l'immagine e lo spirito dell'alpinismo himalayano, oltre a risultare oltremodo rischioso.

Il libro non si limita al racconto di questi eventi, riportando anche le testimonianze di chi ha partecipato alle operazioni di soccorso, ma con frequenti flashback ripercorre la vita di Humar.
La guerra scoppiata nella ex Jugoslavia con la caduta del regime comunista, cui ha partecipato come soldato e nel corso della quale "Scoprii la parte peggiore dell’umanità".
Le sue salite in solitaria, aprendo spesso nuove vie da molti giudicate vie da suicidio.

Purtroppo nel novembre 2009, proprio nei giorni in cui il libro andava in stampa, Tomaz Humar ha perso la vita sulla nord del Langtang Lirung, in Nepal.
L'ennesima salita in solitaria, nel corso della quale l'alpinista è stato vittima di una caduta che gli ha causato la frattura della colonna vertebrale e di una gamba. Il suo SOS ha attivato ancora una volta i soccorsi: quando è stato possibile localizzarlo per il recupero, a 5600 m, il suo corpo era ormai privo di vita.



L'autore:
Bernadette McDonald: Bernadette McDonald, Canadese, per molti anni vicepresidente del Mountain Culture Centre di Banff ed ex direttrice del rinomato Filmfestival Internazionale della Montagna di Banff.
Per questo libro è stata insignita nel 2008 del Premio di letteratura di montagna Kekoo Naoroji Award, già vinto l'anno precedente con il libro "Brotherhood of Rope". Non è mai accaduto che questo premio, indetto dall'Himamayan Club, venisse assegnato a uno stesso autore per due volte.


Per ulteriori dettagli:
www.versantesud.it

Recensione di: Carlo Gozzi



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